domenica 29 dicembre 2013

Bello come leggere e scrivere



C’è un altra cosa bella come leggere, scrivere. 

Ballare!

Avrei potuto dire acoltare musica, è vero. Ma la sublimazione di quando uno ascolta un qualsiasi pezzo musicale è muoversi. 

Fateci caso. Anche ascoltando pezzi di musica classica, quando arriva il tema principale o un interludio particolarmente piacevole, chi lo ascolta, anche senza volerlo, ha bisogno di apostrofarlo con un movimento: anche questa è una forma di ballo.

 Lo vedo come uno strumento che serve a interagire in tempo reale con i nostri sentimenti. 

Anche quando ascoltate un pezzo particolarmente struggente o commovente avete voglia di interagire con i vostri sentimenti: scuotere la testa, muovere gli occhi, spostarsi per aiutare la mente a ricordare: anche questa è una impercercettibile forma di ballo. 

Sì, ho estremizzato, e l’ho fatto volutamente per andare al nocciolo della questione: il ballo è vita.

Quindi chiunque esercita una professione che permette di interagire facilmente con i nostri sentimenti,  deve avere, secondo me,  il massimo del rispetto. 
Musicisti, cantanti, Disk-Jochey, eccetera, eccetera: chapeau!

Ovvio  che ci sono quelli ti piaccio di più e quelli di meno. Ma ciò non vuol dire niente.  Tutti devono essere apprezzati indistintamente. Esorto quindi caldamente anche voi  a compiere un gesto rituale che svolgo quotidianamente quando passeggio per la città. 
Ogni qual volta m’imbatto con qualcuno seduto in un angolo a vendere strumenti di interazione con i miei sentimenti, mi fermo, apro il portafoglio e deposito nella suo bicchierino un soldino, ringraziandolo con un sorriso. 
Di tutto posso fare a meno ma non rispettare chi ha cura dei miei sentimenti.

Ora, in omaggio a chi in una discoteca fuori porta mi ha sfidato su questo campo, devo svelare chi sono per me i due sacerdoti, i due grandi comunicatori di sentimenti. In realtà sarebbero quattro, e quattro  saranno. Per ora,  però, parto da due, con due relative canzoni.

Non ho dubbi per me sono il Re e la Regina. Morti entrambe,  e me ne dispiace tantissimo. 

Mi piace ricordarli lassù a parlare insieme. Magari a una festa col bicchiere in mano a parlare di noi e a come ci hanno fatto divertire.  
A discutere di quale potrebbe essere la loro migliore canzone, quella che è riuscita maggiormente a non poterci fare a meno di alzarci dalla sedia per potere almeno spostare avanti il nostro piede destro, poi portarlo indietro; per poi passare al nostro sinistro e portare anche questo indietro. 
E poi visto che c’è , perché no:  rifarlo! 
 Magari aiutandosi col bacino: il bacino che spinge in avanti prima il piede destro e poi il sinistro. E trovarci gusto: tanto che sono anche le braccia a portare avanti il bacino, che a sua volta muove il destro e il sinistro. 
Con le ginocchia  che si piegano: no, non lo hai voluto tu, ma loro lo fanno lo stesso, con te che assecondi, perché consideri che sia giusto farlo.


Il Re: “ Caro Freddy, per me rimane sempre 'Blame in to the boogie'. Con dietro tutti i miei fratellini che suonano tutti insieme.”
La Regina:" Vero. Piace anche a me, Michael. Io invece penso a 'Don't stop me now'. Si penso vada bene per quelli."
Il Re: "Sì, li vedo. E come si fa a dirlo a Giacomino? Al loro DJ laggiù, che sta passando dischi a quei tardoni dei suoi amici?"
La Regina: "Tranquillo, ha già capito. Lo vedi? Ha già alzato gli occhi in cerca di ispirazione: ci ha visto." 


Sono le mie, fermi. Mi fa piacere che sian queste le canzoni di cui parlano in quella  festa lassù mentre ci guardano. E noi giù a ballare, ogni tanto alzando la testa, ringraziandoli per tutti bei momenti che ci hanno fatto e che ci faranno passare. 

Ancora grazie.



Racconti musicali 
Gomitolo

domenica 22 dicembre 2013

Il bello così come non è mai stato



- Carina, cavolo.
- Chi? Quella lì?
- Certo, lei. Veramente, belloccia.
- Mah.
- Mah, che?
- Sì, sì ...
- Sì, sì, che? Vorresti dire che non è toppissima?
- Fianchi un po' larghi.
- Fianchi un po' larghi? Ma che dici 
- Giovanni? Ma l'hai vista bene? Lascia stare che potrebbe essere mia nipote. Apprezza  un complimento oggettivo: lei è un esempio di canone di sicura bellezza. E che poi ....
- Canone di sicura bellezza, boh.
- Sì, caro. Lei è un canone di sicura bellezza. Un po' come "La Venere di Milo", lo era per l'Antica Grecia.
- Senti, Milo. Non ti ho detto che non è bella. E' farla passare, come hai detto ....?
- Canone di sicura bellezza.
- Ecco, sì, sì, canone ..... Mi sa che ce ne vuole. E ora che fai? Telefoni?
- Toh, guarda. Wikipedia. È lei: La Venere di Milo.
- Ah, è lei?
- Sì, è lei.
- Lei è il canone?
- Sì, lei è il canone.
- Senti, Enzo. Non te la prendere, ma tu di donne non ne capisci una sega. E ora ti lascio perché ho un appuntamento.
- Vai da quella.
- Sì, Carla.
- È da quel cesso, che vai.
- Ehhhhh, te ne sei preso a male. E tutto perché t'ho offeso la tua Milo, che poi oltretutto è anche una statua, e per giunta senza braccia.
- Vai, vai, Giovanni.
- Vado, Enzo.
- Ciao, Giovanni. Salutami il tuo cesso.

---

In cento anni cambiò tutto. E ciò avvenne in Grecia tra il terzo e il primo secolo avanti cristo. 
Porto due opere a confronto: 
- Polimede di Argo - I fratelli Cleobi e Bitone - 615-590 a.C. - Museo archeologico di Atene 
Parassitele - Ermete con Dionisio fanciullo - 340 a.C.    - Museo archeologico di Olimpia. 

E ora si parte: 

Nel sesto  secolo avanti Cristo chi realizzava arte veniva considerato alla stregua di una lavoratore comune, tanto da passare inosservato o quanto meno irrilevante rispetto all'opera eseguita. La classica marchetta, tanto per banalizzare ;).


Dopo duecento anni, invece, il marchio di fabbrica comincia a essere rilevante: le biografie degli artisti scritte in quell'epoca ne sono evidente riprova. 

Ma è sempre l'abito che fa il monaco. 

- Polimede di Argo - il fratelli Cleobi e Bitone - 615-590 a.C. Museo archeologico di Atene 


Le sculture a partire del sesto secolo a. C.  raffigurano gli stessi personaggi di un paio di secoli dopo, ma mentre  le prime ne danno parvenza e sono poco inclini a raffigurare i particolari, quelle del periodo preso a confronto, ne scavano il profondo alla ricerca del dettaglio, fino a enfatizzarlo al punto di renderlo sinonimo di perfezione. 


Mai troveremo in queste, nasi torti o ipertrofici particolari anatomici. 

È tale la perfezione che le sembianze umane vengono usate dagli scultori del quarto  secolo a.C. per immortalare in marmo le divinità mitologiche in cui tutti i greci credevano. Fino a rendere quei canoni una cartina di tornasole per valutare l'oggettiva bellezza del tempo.

Parassitele - Ermete con Dionisio fanciullo - 340 a.C.    Museo archeologico di Olimpia.

 Armonia e perfezione sono elementi imprenscindibili per far arte in Grecia, fino a quando a calcare la scena arriverà' Alessandro Magno. 



Da allora  sara' il binomio artistico  costituito dalla forza e dalla potenza a soppiantare il culto della bellezza fine a se stessa. 
Dimostrazione ne è l'opera di seguito riportata che ben rispetta ciò che si voleva nell'epoca ellenica rappresentare. 

In duecento  anni tutto cambio'. 
E l'arte, anche a millenni di distanza, ne sta ricevendo ancora i benefici.  
Non solo l'arte romana ma quella rinascimentale, post-rinascimentale e le epoche subito dopo.  
E ancora oggi tanti artisti intraprendono nuove strade ispirandosi al glorioso passato. 


Ricordo a tutti con piacere che nel Trecento, propri o nella mia  Firenze,   allora antico centro mercantile,  gli artisti ritenevano che toccava a loro ricostruire arte, scienza e cultura andate distrutte con l'avvento dei barbari. 
Alessandro, Atenodoro e Polidoro di Rodi - Laconte con i figli - 175-150 a.C. Museo Pio-Clementini dei Musei Vaticani  


Insomma, un passato che poteva essere rivissuto aprendo una nuova era. 
Ma questa è un altra storia ;) .

 E andando per musei: al Museo Archeologico di Atene, sontuoso e suggestivo; al Louvre a Parigi, bello e romantico con la sua Venere di Milo; e non per ultimi negli enigmatici  musei vaticani, gli  intrecci col passato si sciolgono conducendo il nostro pensiero a Parassitele: alla sua concretezza, alla sua capacità di definire il bello così come non è mai stato.



Racconti d'arte 
Gomitolo 

venerdì 13 dicembre 2013

Arte: istruzioni per l'uso


Ma poi c'è l'arte. Un giorno chiarirò bene cosa intendo io per arte. Questa sontuosa parola che per alcuni attrae e altri allontana. 

Per ora me la sbrigo chiarendo che per me non è altro che uno strumento per migliorarti la vita. 


Che dire: faccio la doccia? Se si ha furia si può farla anche in fretta: te la sbrighi facile. Ma se hai un cesto di capelli tipo il mio, ad esempio, be' non è un "mordi e fuggi": hai da smenartela parecchio, se non hai un phon. 


E se torni tardi dal lavoro e hai una fame atavica, se hai tutto, dico tutto, compreso il pane, in freezer, che fai: aspetti? No, bello! Se hai un microonde, sbrini e, poco dopo, diamine, mangi. 


Ecco, io con l'arte ho lo stesso primitivo impatto che ho col phon e il microonde.

A me l'arte serve per togliermi l'umidità di dosso e sfamarmi l'animo.

Torno a casa con quelli che mi girano a palla? Be', la prima cosa che faccio, con tutto ancora addosso, è agganciare un po' di libri d'arte della mia libreria: i primi, i preferiti, sono quelli dei musei che ho visitato: gli sfoglio manco fossero riviste trovate dal barbiere o dal dentista alla ricerca della folgorazione, della rappresentazione artistica capace di sbrinarteli. 


E avuta, perché sai che l'avrai, cominci a riprendere a fare le cose normalmente: ti togli giacca e cravatta; poi le scarpe, sostituite al volo dalle  ciabatte: tutto mentre fissi l'immagine trovata. E mentre ti spogli e rivesti, ti plachi. 

Succede, ve lo assicuro: ti plachi. E prendi a fare faccende domestiche sempre con a portata di mano quell'immagine. Questo fino a quando l'umidità nel tuo animo sparira' e comincerai a cibarti di ciò che ti è mancato rendendoti umanamente presentabile. 

Provare per credere ;) .



Racconti d'arte - Gomitolo
(Dipinti di Rosso Fiorentino)

sabato 7 dicembre 2013

Speaking of Now - Pat Metheny

Non è il suo suo migliore album probabilmente, ma siccome evoca in me ricordi e sensazioni a iosa, sono sicuro che lo stesso Pat Metheny mi darebbe una pacca sulla spalla e approverebbe la mia scelta.


Con l'LP Speaking of Now vorrei in questo intervento far capire come un trentatre, quando ascoltato, ti puo' far fare i conti anche con la malinconia: il desiderio dell'oggetto perduto!

Una serata dell'Estate 2002 a Sesto Fiorentino. Un concerto e che concerto! Allo stadio del  Polo Universitario la Pat Metheny Group presento' ai fiorentini che erano accorsi ad ascoltarlo il suo ultimo album di cui il sottoscritto non aveva ancora ascoltato una nota.

La serata estiva era  perfetta. Il concerto iniziava all'imbrunire per cui le prime note sarebbero state scandite con il tramonto. Trafelato ero arrivato dal lavoro col mio scooter e all'entrata, chi mi aspettava con i biglietti in mano, e avrebbe assistito con me a quell'evento,  era una persona speciale, colui che mi aveva fatto conoscere la musica di quel fantastico artista che è Pat Metheny.

Io e il mio amico ci stavamo accomodando per assistere soli, insieme alle altre poche migliaia di persone che ci circondavano, il suo concerto, con la sensazione che lui lo avesse preparato apposta per festeggiare la nostra grande amicizia.

Pat Metheny come pochi altri sa scegliere la giusta scaletta di pezzi da presentare in un concerto, come conosce bene del resto quali possono essere le giuste voci che possono accompagnare e valorizzare al meglio i suoi pezzi.
In "You" e "Another life" ne abbiamo un esempio. Sono brani che evocano atmosfere rilassate, e allo stesso tempo, valorizzano gli arpeggi della chitarra acustica. Quante volte in quella fantastica serata le nostre lattine di birra si sono incrociate per sottolineare un buon arpeggio e i risvolti straordinari che i pezzi di questo album possiedono.

A sole calato abbiamo abbandonato le gradinate per raggiungere il prato del campo sportivo per metterci poco distanti dal palco dove stava maturando quella indimenticabile performance.

Un po' come hanno fatto altri, sdraiati con le braccia sotto la testa, grazie a "On her way", abbiamo fantasticato sulla nostra vita, perche' questa e' un canzone che fa fantasticare chiunque, d'altronde guardando la banda che si esprimeva tutta al top non sarebbe potuto essere diversamente. Eh si, perche' il jazz di Pat Metheny e' cosi', ti fa volare, e spesso ti succede di arrivare in fondo all'ascolto di un suo pezzo con tu che hai pensato veramente a tutta la tua vita.

Poi in questo album ci sono pezzi no comment, come "Afternoom",  che si commentano da soli: la voce di Cuong Vu in questo eccellente brano si sposa benissimo con la melodia espressa dagli strumenti, un po' come l'amicizia quando e' armonica e importante, come del resto consideravamo la nostra io e il mio amico.  La dimostrazione  era avvenuta anche quella sera, quando in "Proof", Lyle Mays, nei suoi giri armonici alla tastiera dimostra, oltre di essere un grande solista, anche di essere capace a preparare il giusto spazio agli inserimenti dei suoi compagni: come la tromba sempre di Cuong Vu, e poi di tutti gli altri in un unico crescendo. Tutti insieme insomma:
Pat Metheny, chitarra;
Lyle Mays, tastiere;
Steve Rodby, basso acustico;
Richard Bona, basso, chitarra, percussioni, voce;
Cuog Vu, chitarra, percussioni, voce, tromba;
Antonio Sanchez, batteria.

Armonia appunto!

La musica di Pat Metheny offre anche eccellenti pause musicali che servono a creare, come si dice, "ambiente". In questi frangenti si ha tempo per guardare chi ti circonda. Con "Where You go" e "A place of the world", io e il mio fraterno amico ci siamo guardati intorno e ci siamo accorti anche di chi ci circondava.

E poi ci sono i brani fatali, quelli che fanno capire che anche le cose belle hanno un fine, brani che andranno ai posteri un po' come la Nona di Beethoven, quelli che fatalmente ti fanno ricordare cose belle ma anche cose tristi, come l'ultimo bis di un concerto ad esempio: rimangono scolpiti nella mente ed evocano solo quella cosa, come la storia di una perduta amicizia, come lo e' ascoltando "As it is" ultimo bis di quella stupenda serata.


Ciao Ciro, anche se non leggerai mai queste righe, l'intervento di oggi è dedicato a te!

Dal blog Trentatre
Speaking of Now - Pat Metheny 
Gomitolo

mercoledì 27 novembre 2013

La cena solitaria

Il balletto curioso, dei camerieri attorno  ai tavoli, e i loro inchini, orgogliosi, verso gli avventori per mostrare loro la realizzazione dei piatti non mi distolsero dall'osservare un signore, seduto in fondo alla sala, che consumava il suo pasto solitario.

Intanto al mio tavolo era scoppiato il finimondo: 

miei gemelli stavano deridendo,a voce troppo alta per l’esclusività di quel luogo, la inesorabile calvizie del cameriere del nostro tavolo, mentre mio marito, che avrebbe dovuto bloccarli immediatamente, gongolava soddisfatto, felice  che la loro spontaneità non fosse  stata corrotta dall'ingresso a scuola, secondo lui ancora troppo repressiva.

Tutti i presenti si erano girati a guardare il nostro quadretto familiare storcendo il naso.

Eppure lo sconosciuto, in fondo alla sala, sembrava non essersi accorto di nulla. Per questo continuai a fissarlo anche con il cappotto addosso e feci bene perché lui si voltò, accorgendosi di me, solo allora.

Uno sguardo serio, quasi disperato.

La mia reazione a quelle occhiate stupì anche il mio distratto maritino
- Ma chi è quell'uomo, lo conosci? - Sviai il discorso in un secondo.

Eppure nei giorni seguenti continuai a pensarlo.


Perché mi ero fissata proprio su di lui,eppure, in un locale come quello, che noi non avevamo mai frequentato prima, c’erano così tante cose meravigliose da ammirare: i pavimenti di marmo di Carrara lucidati a piombo, le luci indovinate che se si concentravano sulla ricchezza dell’arredamento, attorno alla sala, e si offuscavano sui tavoli come per ridare ai clienti un po’ dell’intimità casalinga, il pianoforte Steinway a coda, e il pianista che suonava da Dio, l’eleganza della clientela, la preziosità delle ceramiche e dei cristalli.

Insomma perché avevo fissato la mia curiosità su quell'uomo?

Non certo perché mangiava da solo in un angolo o forse solo per quello.

Non riuscivo a capire come mai ero sicura, fin dal primo sguardo, che quell'uomo non potesse avere che quegli occhi, quella bocca, quei capelli, che non poteva essere che lui.

Così decisi, una settimana dopo, il 4 dicembre, quel ristorante come luogo dove festeggiare il mio compleanno con le amiche.

Avevo scelto, per l'occasione, un abito scollato soltanto sulla schiena, lungo fino al ginocchio e un  paio di decolté di vernice nera, e alla fine, dopo molte prove avevo preferito non indossare gioielli. 

Quando entrammo nel locale capii che avevo studiato il look giusto perché mi accorsi di molti sguardi  su di me ma non del suo, lui  non c’era. 

Apprezzai il cibo più della volta scorsa e soprattutto il vino, scelto da Sara,la mia amica del cuore, una vera intenditrice.

Il carrello dei dolci arrivò facendomi sobbalzare per lo stupore, avevo trascorso il tempo della cena senza pensare a lui, subito girai la testa verso il suo tavolo.

Lui era lì e ricambiò sorridendo il mio interesse.

Mi sentii avvampare, avevo perso il controllo chiacchierando con le amiche e lui doveva aver avuto tutto il tempo per osservarmi, senza che potessi tirare in dentro la pancia, o riaccostare  la spallina dell’abito che mi era lenta e che mi ricadeva  quasi fino al gomito.
Mi ricomposi in fretta. Mi sistemai i capelli raccogliendone una ciocca e ricomponendo lo chignon.

Consumai un mousse di frutta, che mai avrei scelto se lui non fosse stato lì, avevo adocchiato una meringa fantastica.

Ci alzammo tutte  insieme, a fine cena, e indossammo i cappotti; seppi solo  allora che lui non era più lì e me ne rammaricai ma poi uscimmo, le mie amiche salirono su un taxi e io mi avviai a piedi.  Abitavo non troppo lontano e dovevo ricompormi e riprendere possesso di me stessa prima di tornare a casa.

Ormai mi restava un isolato. 

-   La prego si fermi.. – Sussurrò una voce acuta  alle mie spalle. Era lui, ne ero certa. Indugiai un attimo per prepararmi all'incontro e finalmente mi girai. L’uomo era lì, in piedi davanti a me.
  
-   Io abito qui - Disse indicando un palazzo alle sue spalle, poi aggiunse
-   Se vuole salire? – Mi sorrise appena.   
La proposta era stata talmente esplicita da non farmi arrossire ma arrabbiare

-   Aspetti che apro il portone...- Sussurrò salendo in fretta  i due scalini del ballatoio, senza attendere una mia risposta, come se immaginasse che non potessi rifiutare quell'offerta.

-   Mi scusi ci deve essere un errore…- Esclamai  furiosa e lui scoppiò a ridere
  
-   Senti bella a me i giochetti piacciono poco,sali, muoviti.- Avvertii con orrore quella minaccia.-

In  quel momento, mentre l'uomo spiacevole, mi guardava con disprezzo, allungando una mano verso di me, sentii un braccio dietro la schiena ed ebbi una paura folle.

-   Andiamo amore? –  Mi aggrappai alla voce di  mio marito con tutte le mie forze
  
-   Ci scusi signore… è tardi…- Sussurrò Paul, furioso, biascicando quelle parole fra i denti, e poi senza togliere il braccio dalla  mia 
 schiena, con estrema protezione,quasi abbracciandomi, mi  prese a braccetto e mi condusse sulla  strada di casa, lasciando poi  ricadere il braccio dietro, mentre l’uomo del tavolo rideva sguaiatamente.
    
Ero talmente mortificata da voler morire. 

Ero stata presa per una poco di buono e trattata altrimenti. 


Come avrei potuto salvarmi se non avessi trovato sulla mia strada Paul e perché Paul era venuto a cercarmi? E perché non s’era infuriato, di certo aveva riconosciuto lo sconosciuto del ristorante.

-   Hai freddo? – Chiese la voce, ritornata calma, di mio marito e io rimasi in silenzio.
-   Era il signore del ristorante?- Chiese  e io annuii vergognandomi terribilmente.
-   Non ci torniamo più amore, quei ristoranti alla moda sono talmente mal frequentati…..-
  


 Billa

sabato 23 novembre 2013

Moonflower - Carlos Devadip Santana

In una partita a Briscola per giocatore fortunato si intende colui che è in possesso di carte fortunate: carichi da consegnare al compagno quando se ne presentera’ l’occasione, oppure, meglio ancora, per viverla da protagonista, avere lui stesso delle carte vincenti che, quando giocate, renderanno quella mano importante.

Ci siamo gente, sto per calare un asso!
In questi casi si usa avvisare prima, come una hostess usa fare con i passeggeri che stanno per decollare insieme a lei su un Jumbo verso un paese tropicale. Per cui, cari lettori, vi consiglio di mettervi comodi e allacciare le vostre cinture di sicurezza perche’ presto si volera’. Questo asso ha i baffi, i capelli ricci, e’ secco allampanato, ha delle mani, che quando sono sopra una chitarra elettrica hanno il potere di dargli vita, nel vero senso della parola. Si e’ un asso, e tutti sanno che ce ne sono pochi in un una mazzo di 40 carte!

Come al solito nella mia presentazione non entrero’ in disquisizioni tecniche, c’è chi è molto piu’ bravo di me a farlo, provare per credere: basta sospendere per un attimo la lettura di queste righe, aprire una nuova finestra sul vostro motore di ricerca, sul segno di prompt impostare la parola “mitico” e lui non fara’ molta fatica a rispondervi che forse volevate cercare Carlos Devadip Santana.

A questo punto è consuetudine accettare l’ovvio consiglio, entrare nella sua superba discografia e gustarsi i dettagli di Moonflower. Questo è l’album che mi voglio portare dietro e magari, perche’ no, imporlo ai miei compagni in viaggio verso le nostre isole.

Nel mio paio di interventi su questo blog la melodia e’ stata ricordata al pari valore con le parole che l’accompagnano, con Carlos la musica è invece sovrana: nelle sue esecuzioni il testo è comprimario e ha solo il compito di valorizzare la magia del suono che l'autore desidera imporre.
Parto subito con una critica, forse l’unica possibile: la copertina, secondo me l’unico punto debole. Io, per il suo contenuto esplosivo, mi sarei trovato un vulcano in piena eruzione con esuberanza di lava e lapilli, perche’ di questo si tratta.

Da oggi vorrei dare consigli all’ascolto aprendo una rubrica da portare avanti, con il vostro sostegno, basata sulle emozioni che si vogliono raggiungere.

Per “sdarvi” consiglio She's not there. Se siete sposati e avete figli come me, e loro sono in casa, è necessario assicurarsi che tutti siano andati a letto, ed entrati nel loro secondo sonno. Procurarsi una cuffia wireless, fare delle prove a basso volume facendo rigorosa attenzione che la musica passi da li’ e non dalle casse: sembra che l’inzio del pezzo sia proprio dedicato a questo preliminare, ma poi ( o poi!), poi si parte! Abbassare le alogene, mettersi scalzi, prepararsi per l’occasione appena due dita di cognac se e' inverno o due di Grand Marnier con ghiaccio se invece e' estate, che forse potranno tornare utili durante l’ascolto, chitarra virtuale in braccio, freno inibitore abbassato, e via.

Mi rendo conto in questi momenti di non essere un esempio di posatezza razionale per mio figlio e tanto meno di dare quella sicurezza morale che una moglie, quando c'era,  vorrebbe trovare sempre in un marito, ma loro non mi vedono, e dormono, e se una volta succedera’ che si sveglino durante il mio “ single party” gli diro’ la verita’, che la colpa è di Santana.

Se volete continuare farvi del male e farvi avvolgere in un ritmo infernale, ma poi non dite che non vi avevo avvertito, consiglio di lasciare andare libero il terzetto in fila del lato A del primo dei due dischi: Carnaval, Let the Chilldren Play, Jugando.

Per “sbalordirvi” via libera con Soul Sacrifice. Siete diffidenti? Non dovrebbero esserci motivi, ma per levarvi ogni dubbio andate su Youtube e guardate cosa Carlos a Woodstock ha combinato con un batterista emergente, che gia’ da allora si sapeva che sarebbe diventato leggenda: Graham Lear. Siete ancora qui? Andate, andate. Vi aspetto!
Visto? Vi piace questo clima? Ascoltatevi subito El Morocco, Savor, Dance Sister Dance in modo da fare continuare la favola.

Per creare ambienti sensuali e primi approcci che possano portare a esiti sicuramente positivi, consiglio caldamente Black magic Woman: da ragazzetto le melodie di questa canzone, in una serata che ricordo ancora, mi spinsero alla conoscenza di una bambolina da sogno, ma questa è un'altra storia.

Da ascoltare in una serata che preannuncia risvolti molto sentimentali, vi consiglio una scaletta musicale ritagliata da questo album: si parte con Dawn/Go within, I’ll be waiting, Bahia, Tanscendance, Gypsy Queen, per dare il meglio poi con la intramontabile Europa, e finire in bellezza con la mai troppo ascoltata Flor D’Luna/Moonflower.

Vi saluto con Zulu, forse, dato il nome, la canzone con cui socializzero’ con gli abitanti della mia isola nel caso non sia proprio deserta.



Dal blog Trentatre
Moonflower - Carlos Devadip Santana 
Gomitolo













sabato 16 novembre 2013

NOVEMBRE












 Vai via pensiero sulle onde, a

ricordarti lo stridere dei gabbiani,
il frusciare dei cartocci nelle borse,

lo sciacquio sulla battigia,
 le carte, sudate,  giocate sui lettini
e il sole giallo che,
 alla sera,
scende dalla linea dell’orizzonte
a immergersi
 nel mare caldo,
brodo primordiale di tutta questa vita

vai anima mia,
galleggia via lontano, sulle onde,  a raggiungere la riva
per asciugarti da tutta
questa pioggia,
da tutto
questo vento,
da tutto questo freddo

vai,
finalmente libera di non voltarti indietro:
una bracciata dopo l’altra
un respiro dopo l’altro
che un  nuovo giorno è vicino,
che il sole è più caldo,
che il mare è più azzurro,
che la tua estate sta per cominciare.

Ancora.

billa

sabato 26 ottobre 2013

Riccardo Cocciante - Riccardo Cocciante


Il fantastico connubio tra parole e musica ha sempre affascinato un po’ tutti. Ci sono delle collaborazioni musicali dove un testo diventa eccellente proprio grazie alla sua integrazione con il pezzo musicale abbinato, tanto da crearne un binomio inscindibile.

Penso che sia per questo che ci si ritrova a canticchiare delle canzoni cosi’ per caso in un posto qualsiasi ricordandosi non solo la perfetta intonazione delle melodie ma anche tutte le esatte parole, addirittura dopo decenni dall’ultima volta che le hai sentite.

Certo è anche necessario che il momento in cui si ascoltavano con maggiore frequenza sia stato particolarmente importante: non sto a dilungarmi sulla relativa importanza in quanto su questo mi sono gia’ espresso nel precedente intervento su questo blog.

E’ nel periodo della mia vita dove stavo lasciando dietro le spalle i miei giocattoli, le mie letture adolescenziali durante il quale gli affetti e i sentimenti stavano per essere travolti da un uragano, che ho fatto conoscenza con la musica di Riccardo Cocciante.

Sono state le sue canzoni che mi hanno aiutato a capire cio’ che all’epoca mi stava succedendo: la solitudine che in quel periodo mi attanagliava, i nuovi desideri che facevano capolino nel mio essere e nella mia anima potevano avere una spiegazione nelle sue stupende canzoni. Grazie a esse capivo che quel bambino che stava per diventare grande aveva delle emozioni con un senso.

Azzardo a dire che le domande esistenziali che chiunque nella sua vita si è posto possono trovare risposta nei suoi primi album, i prime sette, che guarda caso coincidono proprio con la collaborazione artistica con i grandi Paolo Cassella e Marco Luberti:
1972 Mu
1973 Poesia
1974 Anima
1975 L'alba
1976 Concerto per Margherita
1978 Riccardo Cocciante
1979 ... E io canto

Il desiderio verso la persona amata corrisposto o meno, il suo distacco, la solitudine, l’amore verso le piccole cose, l’amicizia non sono forse queste le cose piu’ belle della vita?

Provate a prendere un LP a caso fra i magnifici sette sopra citati e potrete rigustare quelle magiche sensazioni fatte di tormenti e passioni: provare per credere.

Chi scegliere fra questi per portarsi dietro in un isola deserta? Ovvio! Quello che secondo la critica musicale fra di loro è il meno attraente e che viceversa, per me,  è forse il migliore. Questo a dimostrazione che i sentimenti che si prova nell’ascoltare Riccardo Cocciante sono soggettivi. Quindi via libera all’LP che vede come titolo proprio il suo nome, ed è giusto che sia cosi’ per le emozioni particolari che è riuscito a trasmettermi dal 1978 data della sua uscita.

L’album inizia con Notturno una poesia messa in musica che Riccardo Cocciante amalgama magistralmente , come del resto ci riesce in gran parte dei pezzi della sua enorme discografia: la voce che regala alle strofe che canta si lascia spesso andare a dei passaggi in un crescendo progressivo in cui dimostra le sue grandi capacita’ di vocalizzazione.

Stupida commedia è il secondo brano che, al contrario del primo, offre un cantante perduto volutamente in una rassegnata interpretazione, utile a trasmettere quanto sia difficile portare avanti un rapporto sentimentale in cui si crede.

Colsi una rosa, una specie di madrigale eseguito con un gusto sopraffino riadattato alla musica dei giorni nostri. Anche in questo caso Riccardo Cocciante dimostra che le emozioni possono essere interpretate nei modi piu’ disparati, riuscendo a non smarrire, in questa atipica interpretazione, il significato della propria musica.

Un amore è capace anche di trasformarti e di renderti l’uomo piu’ felice della terra. Capita pero’ che non si riesca a fare capire al proprio amore quanto veramente gli si vuole bene, e allora ci si puo’affidare anche a Storie: grazie a queste si puo’ riuscire a dimostrargli la sua immensita’, come del resto ci è riuscito Riccardo Cocciante in questa straordinaria canzone. Ascoltatela se non lo avete ancora fatto e poi mi ringrazierete.

Una vita che si evolve e un amore che cambia perche’ è la vita che ci cambia: e’ la spiegazione che Riccardo Cocciante da' alla persona amata: A mano a mano, col passare del tempo, solo la forza dell’amore potra’ riuscire a rinsaldare un legame in crisi.

Voglio poi concludere con due pezzi che ogni qual volta ascolto provo sensazioni uniche:
Tornero’ , commovente come non mai. Non so quante volte l’ho cantata nei momenti piu’ tristi. Il desiderio di tornare a un affetto e’ espresso in questa canzone con delle parole stupende, con la solita fantastica musica, per non parlare della struggente mai troppo ascoltata Non andartene via: 124 secondi che nel mio iPod saranno per lei sempre disponibili:

Non andartene via
Neanche solo una notte
Troppo fredda la notte
Se non dormi con me

Non andartene via
Anche se per un’ora
Sembra eterna quell’ora
Se non sei qui con me

Leggi questa poesia
dice che tu sei mia
Parla della follia
che io sento per te

Non andartene via
Neanche solo un istante
Da solo un instante
Morirei senza te





Dal blog Trentatre
Riccardo Cocciante - Riccardo Cocciante
Gomitolo


sabato 21 settembre 2013

I personaggi di Infinite Jest - D.F. Wallace


Per seguire Infinite Jest non ci si può affidare a un unico intreccio. Ma se per voi ciò è
questione vitale, allora ricorrete a una filiera a cui agganciare tante storie da seguire in parallelo con tutta l'attenzione possibile.

Ma questo, non è un aiuto! 

Secondo me il trucco per godersi al meglio questo libro è l'opposto: non aggrapparsi a trame e sotto trame, e farsi guidare dall'espressività dei personaggi e considerare le storie di cui fanno parte il mezzo e non il fine. 

Magari utilizzando un po' di chiavi di lettura alle quali ricorrere ogni qual volta se ne presenterà l'esigenza.

Non volendo tediare nessuno a far la conta di quante ce n'è nel mio mazzo, la faccio breve descrivendone una sola (magari in futuro ne presenterò un altra, chissa'), quella che secondo me è la più bella e funzionale: l'uso del linguaggio dei personaggi. 
Fateci caso,  se ciò è specifico e funzionale alle storie che F.Wallace intende raccontare.

Un esempio pratico lo trovate nel  capitolo a pag. 153 dal titolo 30 Aprile - ANNO DEL PANNOLONE PER ADULTI DEPEND.

Roba trita, gente! Tre personaggi fantastici: C, Povero Tony, il Vostro, vanno in giro a rapinar gente, non senza prima averli pestati bene, bene:
nei personaggi di F. Wallace, il  farsi di droga  è sempre e comunque un bel filo  della nostra filiera a cui agganciarsi.


I personaggi vanno seguiti in apnea, e per imporre a noi lettori di metterci a correre con loro, Foster Wallace si affida allo  "slang" de "il Vostro"( l' "Io" narrante che descrive la storia),  e una punteggiatura quasi inesistente. Una gustosa corsa continua, che  si concludera' solo quando i soldi estorti a chi incontrano per strada, prima fermati e poi pestati, arriveranno a essere nella misura giusta per ottenere da Wo, uno spacciatore cinese, la tanto sospirata dose per farsi.

Il linguaggio più che diretto del personaggio narrante, il ritmo frenetico della corsa di quei tre, la sensazioni di disagio che si avverte quando si realizza ciò che effettivamente gli succede, non fa in tempo ad amareggiarci perché troppo divertiti dall'impianto narrativo adottato da F.Wallace. 

Per rendere l'idea ricorro a una equazione da usare con le giuste proporzioni: Quentin Tarantino sta a Pul Fiction come F.Wallace a questo capitolo.
Tutti e due si affidano alla capacità espressiva dei loro personaggi per far intendere a chi gli segue tutta la loro forza espressiva, e tutti e due gli artisti, nelle loro due opere migliori, ce la fanno, eccome se ce la fanno!



INFINITE JEST - David Foster Fallace
Edizione Einaudi
Pagina 153

lunedì 19 agosto 2013

Come leggere un libro



Quando era un pischello non ero un grafomane come oggi; figuriamoci se poi allora avrei avuto voglia di scrivere su un libro. 



In quel momento con lui avevo un rapporto virginale. Un po' come un ragazzo innamorato della propria ragazza, fino ad adorarla, ne rimanda al più tardi l'atto d'amore per paura di farle male.



Troppo audace questo azzardo? Può darsi. Ma da adolescente, quando giá dalla prime pagine di un libro ne scoprivo i segreti fino a farmi completamente irretire, invece di andare oltre e divorarlo, facevo un passo indietro. Stavo attento a non sforzarne la costola quando ne giravo le pagine, figuriamoci inumidirsi le dita per voltarle! 
Quando poi lo portavo dietro con me nello zaino, lo avvolgevo col massimo zelo in un sacchetto per evitare che si piegasse andando in giro; e se una pagina involontariamente si piegava, il mio umore di colpo cambiava al peggio, maledicendo la mia sbadataggine.

Ne sono una riprova i miei tanti libri di letteratura russa raggruppati insieme nella mia libreria e che in gioventù ho divorato: tutti arciletti, ma al di la' della copertina un po' ingiallita, ahimè  segno inequivocabile del passare del tempo, all'interno sono rimasti tutti quasi intonsi.



Questo periodo virginale è durato fino a quando una decina di anni fa ho deciso di sostenere  un corso di scrittura creativa per alleggerire il mio modo di scrivere, allora troppo analitico a causa del mio lavoro di analista software svolto per tanto tempo.

Il risultato ê stato dirompente. Non solo ho raggiunto il mio obiettivo sul lavoro: i miei scritti non sono più soporiferi, ma addirittura hanno preso vita. Ho preso a scrivere persino racconti e romanzetti. 

È un po' come se quella ragazza di cui si è pazzamente innamorati fino all'adorazione si sia fatta avanti e mi abbia fatto scoprire le gioie dell'amore. E si sa come succede in questi casi: una volta scoperto si vorrebbe poi far sempre.

A me è successa la stessa cosa con lo scrivere. E sui libri è ancora più bello!  Scarabocchiarci sopra; cerchiare le parole chiave; scrivere i commenti accanto; annotarsi appunti dal significato a secondo del colore un po' da tutte le parti con matite, e solo matite ovviamente; usare segni convenzionali
accanto se la frase ti è o meno piaciuta, insomma stropicciarlo un po' sopra, be' è cosa che faccio con gusto  e mi dispiace di aver scoperto tardi questo tipo di approccio.

Di seguito riporto un commento di un paio di scrittori  che la pensa un po' come me, della serie i matti non viaggiano mai da soli. Buona lettura!


Questo testo è stato scritto originariamente da Mortimer Adler nel 1940 e rivisto da Charles Van Doren nel 1972. E appare nel loro bellissimo COME LEGGERE UN LIBRO


"Quando si acquista un libro, si stabilisce un diritto di proprietà su esso.  Si fa coi  in vestiti o mobili quando  si comprano. Ma l'atto di acquisto è in realtà solo il preludio al possesso, nel caso di un libro. La piena proprietà di un libro avviene solo quando ci si scrive sopra.

Perché scrivi su un libro indispensabile per la lettura? In primo luogo, ti tiene sveglio - non solo cosciente, ma completamente sveglio.

In secondo luogo, la lettura  è il pensiero che si esprime in  parole  parlate o scritte. Scrivere, per chi  sa quello che si pensa, ma non si sa esprimerlo se non in questo modo.

In terzo luogo, scrivendo le vostre reazioni in basso ti aiuta a ricordare il pensiero dell'autore.

La lettura di un libro dovrebbe essere una conversazione tra te e l'autore. Presumibilmente egli sa di più sull'argomento di te, se non, probabilmente non dovrebbe essere fastidio con il suo libro. Ma la comprensione è una operazione a due vie; lo studente deve mettere in discussione se stesso e mettere in discussione l'insegnante, una volta che capisce ciò che l'insegnante sta dicendo. Scrivere su un libro è letteralmente l'espressione delle vostre differenze o le convenzioni con l'autore. E 'il più alto rispetto che si può pagare. "



Racconti - Gomitolo