mercoledì 27 novembre 2013

La cena solitaria

Il balletto curioso, dei camerieri attorno  ai tavoli, e i loro inchini, orgogliosi, verso gli avventori per mostrare loro la realizzazione dei piatti non mi distolsero dall'osservare un signore, seduto in fondo alla sala, che consumava il suo pasto solitario.

Intanto al mio tavolo era scoppiato il finimondo: 

miei gemelli stavano deridendo,a voce troppo alta per l’esclusività di quel luogo, la inesorabile calvizie del cameriere del nostro tavolo, mentre mio marito, che avrebbe dovuto bloccarli immediatamente, gongolava soddisfatto, felice  che la loro spontaneità non fosse  stata corrotta dall'ingresso a scuola, secondo lui ancora troppo repressiva.

Tutti i presenti si erano girati a guardare il nostro quadretto familiare storcendo il naso.

Eppure lo sconosciuto, in fondo alla sala, sembrava non essersi accorto di nulla. Per questo continuai a fissarlo anche con il cappotto addosso e feci bene perché lui si voltò, accorgendosi di me, solo allora.

Uno sguardo serio, quasi disperato.

La mia reazione a quelle occhiate stupì anche il mio distratto maritino
- Ma chi è quell'uomo, lo conosci? - Sviai il discorso in un secondo.

Eppure nei giorni seguenti continuai a pensarlo.


Perché mi ero fissata proprio su di lui,eppure, in un locale come quello, che noi non avevamo mai frequentato prima, c’erano così tante cose meravigliose da ammirare: i pavimenti di marmo di Carrara lucidati a piombo, le luci indovinate che se si concentravano sulla ricchezza dell’arredamento, attorno alla sala, e si offuscavano sui tavoli come per ridare ai clienti un po’ dell’intimità casalinga, il pianoforte Steinway a coda, e il pianista che suonava da Dio, l’eleganza della clientela, la preziosità delle ceramiche e dei cristalli.

Insomma perché avevo fissato la mia curiosità su quell'uomo?

Non certo perché mangiava da solo in un angolo o forse solo per quello.

Non riuscivo a capire come mai ero sicura, fin dal primo sguardo, che quell'uomo non potesse avere che quegli occhi, quella bocca, quei capelli, che non poteva essere che lui.

Così decisi, una settimana dopo, il 4 dicembre, quel ristorante come luogo dove festeggiare il mio compleanno con le amiche.

Avevo scelto, per l'occasione, un abito scollato soltanto sulla schiena, lungo fino al ginocchio e un  paio di decolté di vernice nera, e alla fine, dopo molte prove avevo preferito non indossare gioielli. 

Quando entrammo nel locale capii che avevo studiato il look giusto perché mi accorsi di molti sguardi  su di me ma non del suo, lui  non c’era. 

Apprezzai il cibo più della volta scorsa e soprattutto il vino, scelto da Sara,la mia amica del cuore, una vera intenditrice.

Il carrello dei dolci arrivò facendomi sobbalzare per lo stupore, avevo trascorso il tempo della cena senza pensare a lui, subito girai la testa verso il suo tavolo.

Lui era lì e ricambiò sorridendo il mio interesse.

Mi sentii avvampare, avevo perso il controllo chiacchierando con le amiche e lui doveva aver avuto tutto il tempo per osservarmi, senza che potessi tirare in dentro la pancia, o riaccostare  la spallina dell’abito che mi era lenta e che mi ricadeva  quasi fino al gomito.
Mi ricomposi in fretta. Mi sistemai i capelli raccogliendone una ciocca e ricomponendo lo chignon.

Consumai un mousse di frutta, che mai avrei scelto se lui non fosse stato lì, avevo adocchiato una meringa fantastica.

Ci alzammo tutte  insieme, a fine cena, e indossammo i cappotti; seppi solo  allora che lui non era più lì e me ne rammaricai ma poi uscimmo, le mie amiche salirono su un taxi e io mi avviai a piedi.  Abitavo non troppo lontano e dovevo ricompormi e riprendere possesso di me stessa prima di tornare a casa.

Ormai mi restava un isolato. 

-   La prego si fermi.. – Sussurrò una voce acuta  alle mie spalle. Era lui, ne ero certa. Indugiai un attimo per prepararmi all'incontro e finalmente mi girai. L’uomo era lì, in piedi davanti a me.
  
-   Io abito qui - Disse indicando un palazzo alle sue spalle, poi aggiunse
-   Se vuole salire? – Mi sorrise appena.   
La proposta era stata talmente esplicita da non farmi arrossire ma arrabbiare

-   Aspetti che apro il portone...- Sussurrò salendo in fretta  i due scalini del ballatoio, senza attendere una mia risposta, come se immaginasse che non potessi rifiutare quell'offerta.

-   Mi scusi ci deve essere un errore…- Esclamai  furiosa e lui scoppiò a ridere
  
-   Senti bella a me i giochetti piacciono poco,sali, muoviti.- Avvertii con orrore quella minaccia.-

In  quel momento, mentre l'uomo spiacevole, mi guardava con disprezzo, allungando una mano verso di me, sentii un braccio dietro la schiena ed ebbi una paura folle.

-   Andiamo amore? –  Mi aggrappai alla voce di  mio marito con tutte le mie forze
  
-   Ci scusi signore… è tardi…- Sussurrò Paul, furioso, biascicando quelle parole fra i denti, e poi senza togliere il braccio dalla  mia 
 schiena, con estrema protezione,quasi abbracciandomi, mi  prese a braccetto e mi condusse sulla  strada di casa, lasciando poi  ricadere il braccio dietro, mentre l’uomo del tavolo rideva sguaiatamente.
    
Ero talmente mortificata da voler morire. 

Ero stata presa per una poco di buono e trattata altrimenti. 


Come avrei potuto salvarmi se non avessi trovato sulla mia strada Paul e perché Paul era venuto a cercarmi? E perché non s’era infuriato, di certo aveva riconosciuto lo sconosciuto del ristorante.

-   Hai freddo? – Chiese la voce, ritornata calma, di mio marito e io rimasi in silenzio.
-   Era il signore del ristorante?- Chiese  e io annuii vergognandomi terribilmente.
-   Non ci torniamo più amore, quei ristoranti alla moda sono talmente mal frequentati…..-
  


 Billa

sabato 23 novembre 2013

Moonflower - Carlos Devadip Santana

In una partita a Briscola per giocatore fortunato si intende colui che è in possesso di carte fortunate: carichi da consegnare al compagno quando se ne presentera’ l’occasione, oppure, meglio ancora, per viverla da protagonista, avere lui stesso delle carte vincenti che, quando giocate, renderanno quella mano importante.

Ci siamo gente, sto per calare un asso!
In questi casi si usa avvisare prima, come una hostess usa fare con i passeggeri che stanno per decollare insieme a lei su un Jumbo verso un paese tropicale. Per cui, cari lettori, vi consiglio di mettervi comodi e allacciare le vostre cinture di sicurezza perche’ presto si volera’. Questo asso ha i baffi, i capelli ricci, e’ secco allampanato, ha delle mani, che quando sono sopra una chitarra elettrica hanno il potere di dargli vita, nel vero senso della parola. Si e’ un asso, e tutti sanno che ce ne sono pochi in un una mazzo di 40 carte!

Come al solito nella mia presentazione non entrero’ in disquisizioni tecniche, c’è chi è molto piu’ bravo di me a farlo, provare per credere: basta sospendere per un attimo la lettura di queste righe, aprire una nuova finestra sul vostro motore di ricerca, sul segno di prompt impostare la parola “mitico” e lui non fara’ molta fatica a rispondervi che forse volevate cercare Carlos Devadip Santana.

A questo punto è consuetudine accettare l’ovvio consiglio, entrare nella sua superba discografia e gustarsi i dettagli di Moonflower. Questo è l’album che mi voglio portare dietro e magari, perche’ no, imporlo ai miei compagni in viaggio verso le nostre isole.

Nel mio paio di interventi su questo blog la melodia e’ stata ricordata al pari valore con le parole che l’accompagnano, con Carlos la musica è invece sovrana: nelle sue esecuzioni il testo è comprimario e ha solo il compito di valorizzare la magia del suono che l'autore desidera imporre.
Parto subito con una critica, forse l’unica possibile: la copertina, secondo me l’unico punto debole. Io, per il suo contenuto esplosivo, mi sarei trovato un vulcano in piena eruzione con esuberanza di lava e lapilli, perche’ di questo si tratta.

Da oggi vorrei dare consigli all’ascolto aprendo una rubrica da portare avanti, con il vostro sostegno, basata sulle emozioni che si vogliono raggiungere.

Per “sdarvi” consiglio She's not there. Se siete sposati e avete figli come me, e loro sono in casa, è necessario assicurarsi che tutti siano andati a letto, ed entrati nel loro secondo sonno. Procurarsi una cuffia wireless, fare delle prove a basso volume facendo rigorosa attenzione che la musica passi da li’ e non dalle casse: sembra che l’inzio del pezzo sia proprio dedicato a questo preliminare, ma poi ( o poi!), poi si parte! Abbassare le alogene, mettersi scalzi, prepararsi per l’occasione appena due dita di cognac se e' inverno o due di Grand Marnier con ghiaccio se invece e' estate, che forse potranno tornare utili durante l’ascolto, chitarra virtuale in braccio, freno inibitore abbassato, e via.

Mi rendo conto in questi momenti di non essere un esempio di posatezza razionale per mio figlio e tanto meno di dare quella sicurezza morale che una moglie, quando c'era,  vorrebbe trovare sempre in un marito, ma loro non mi vedono, e dormono, e se una volta succedera’ che si sveglino durante il mio “ single party” gli diro’ la verita’, che la colpa è di Santana.

Se volete continuare farvi del male e farvi avvolgere in un ritmo infernale, ma poi non dite che non vi avevo avvertito, consiglio di lasciare andare libero il terzetto in fila del lato A del primo dei due dischi: Carnaval, Let the Chilldren Play, Jugando.

Per “sbalordirvi” via libera con Soul Sacrifice. Siete diffidenti? Non dovrebbero esserci motivi, ma per levarvi ogni dubbio andate su Youtube e guardate cosa Carlos a Woodstock ha combinato con un batterista emergente, che gia’ da allora si sapeva che sarebbe diventato leggenda: Graham Lear. Siete ancora qui? Andate, andate. Vi aspetto!
Visto? Vi piace questo clima? Ascoltatevi subito El Morocco, Savor, Dance Sister Dance in modo da fare continuare la favola.

Per creare ambienti sensuali e primi approcci che possano portare a esiti sicuramente positivi, consiglio caldamente Black magic Woman: da ragazzetto le melodie di questa canzone, in una serata che ricordo ancora, mi spinsero alla conoscenza di una bambolina da sogno, ma questa è un'altra storia.

Da ascoltare in una serata che preannuncia risvolti molto sentimentali, vi consiglio una scaletta musicale ritagliata da questo album: si parte con Dawn/Go within, I’ll be waiting, Bahia, Tanscendance, Gypsy Queen, per dare il meglio poi con la intramontabile Europa, e finire in bellezza con la mai troppo ascoltata Flor D’Luna/Moonflower.

Vi saluto con Zulu, forse, dato il nome, la canzone con cui socializzero’ con gli abitanti della mia isola nel caso non sia proprio deserta.



Dal blog Trentatre
Moonflower - Carlos Devadip Santana 
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sabato 16 novembre 2013

NOVEMBRE












 Vai via pensiero sulle onde, a

ricordarti lo stridere dei gabbiani,
il frusciare dei cartocci nelle borse,

lo sciacquio sulla battigia,
 le carte, sudate,  giocate sui lettini
e il sole giallo che,
 alla sera,
scende dalla linea dell’orizzonte
a immergersi
 nel mare caldo,
brodo primordiale di tutta questa vita

vai anima mia,
galleggia via lontano, sulle onde,  a raggiungere la riva
per asciugarti da tutta
questa pioggia,
da tutto
questo vento,
da tutto questo freddo

vai,
finalmente libera di non voltarti indietro:
una bracciata dopo l’altra
un respiro dopo l’altro
che un  nuovo giorno è vicino,
che il sole è più caldo,
che il mare è più azzurro,
che la tua estate sta per cominciare.

Ancora.

billa

sabato 26 ottobre 2013

Riccardo Cocciante - Riccardo Cocciante


Il fantastico connubio tra parole e musica ha sempre affascinato un po’ tutti. Ci sono delle collaborazioni musicali dove un testo diventa eccellente proprio grazie alla sua integrazione con il pezzo musicale abbinato, tanto da crearne un binomio inscindibile.

Penso che sia per questo che ci si ritrova a canticchiare delle canzoni cosi’ per caso in un posto qualsiasi ricordandosi non solo la perfetta intonazione delle melodie ma anche tutte le esatte parole, addirittura dopo decenni dall’ultima volta che le hai sentite.

Certo è anche necessario che il momento in cui si ascoltavano con maggiore frequenza sia stato particolarmente importante: non sto a dilungarmi sulla relativa importanza in quanto su questo mi sono gia’ espresso nel precedente intervento su questo blog.

E’ nel periodo della mia vita dove stavo lasciando dietro le spalle i miei giocattoli, le mie letture adolescenziali durante il quale gli affetti e i sentimenti stavano per essere travolti da un uragano, che ho fatto conoscenza con la musica di Riccardo Cocciante.

Sono state le sue canzoni che mi hanno aiutato a capire cio’ che all’epoca mi stava succedendo: la solitudine che in quel periodo mi attanagliava, i nuovi desideri che facevano capolino nel mio essere e nella mia anima potevano avere una spiegazione nelle sue stupende canzoni. Grazie a esse capivo che quel bambino che stava per diventare grande aveva delle emozioni con un senso.

Azzardo a dire che le domande esistenziali che chiunque nella sua vita si è posto possono trovare risposta nei suoi primi album, i prime sette, che guarda caso coincidono proprio con la collaborazione artistica con i grandi Paolo Cassella e Marco Luberti:
1972 Mu
1973 Poesia
1974 Anima
1975 L'alba
1976 Concerto per Margherita
1978 Riccardo Cocciante
1979 ... E io canto

Il desiderio verso la persona amata corrisposto o meno, il suo distacco, la solitudine, l’amore verso le piccole cose, l’amicizia non sono forse queste le cose piu’ belle della vita?

Provate a prendere un LP a caso fra i magnifici sette sopra citati e potrete rigustare quelle magiche sensazioni fatte di tormenti e passioni: provare per credere.

Chi scegliere fra questi per portarsi dietro in un isola deserta? Ovvio! Quello che secondo la critica musicale fra di loro è il meno attraente e che viceversa, per me,  è forse il migliore. Questo a dimostrazione che i sentimenti che si prova nell’ascoltare Riccardo Cocciante sono soggettivi. Quindi via libera all’LP che vede come titolo proprio il suo nome, ed è giusto che sia cosi’ per le emozioni particolari che è riuscito a trasmettermi dal 1978 data della sua uscita.

L’album inizia con Notturno una poesia messa in musica che Riccardo Cocciante amalgama magistralmente , come del resto ci riesce in gran parte dei pezzi della sua enorme discografia: la voce che regala alle strofe che canta si lascia spesso andare a dei passaggi in un crescendo progressivo in cui dimostra le sue grandi capacita’ di vocalizzazione.

Stupida commedia è il secondo brano che, al contrario del primo, offre un cantante perduto volutamente in una rassegnata interpretazione, utile a trasmettere quanto sia difficile portare avanti un rapporto sentimentale in cui si crede.

Colsi una rosa, una specie di madrigale eseguito con un gusto sopraffino riadattato alla musica dei giorni nostri. Anche in questo caso Riccardo Cocciante dimostra che le emozioni possono essere interpretate nei modi piu’ disparati, riuscendo a non smarrire, in questa atipica interpretazione, il significato della propria musica.

Un amore è capace anche di trasformarti e di renderti l’uomo piu’ felice della terra. Capita pero’ che non si riesca a fare capire al proprio amore quanto veramente gli si vuole bene, e allora ci si puo’affidare anche a Storie: grazie a queste si puo’ riuscire a dimostrargli la sua immensita’, come del resto ci è riuscito Riccardo Cocciante in questa straordinaria canzone. Ascoltatela se non lo avete ancora fatto e poi mi ringrazierete.

Una vita che si evolve e un amore che cambia perche’ è la vita che ci cambia: e’ la spiegazione che Riccardo Cocciante da' alla persona amata: A mano a mano, col passare del tempo, solo la forza dell’amore potra’ riuscire a rinsaldare un legame in crisi.

Voglio poi concludere con due pezzi che ogni qual volta ascolto provo sensazioni uniche:
Tornero’ , commovente come non mai. Non so quante volte l’ho cantata nei momenti piu’ tristi. Il desiderio di tornare a un affetto e’ espresso in questa canzone con delle parole stupende, con la solita fantastica musica, per non parlare della struggente mai troppo ascoltata Non andartene via: 124 secondi che nel mio iPod saranno per lei sempre disponibili:

Non andartene via
Neanche solo una notte
Troppo fredda la notte
Se non dormi con me

Non andartene via
Anche se per un’ora
Sembra eterna quell’ora
Se non sei qui con me

Leggi questa poesia
dice che tu sei mia
Parla della follia
che io sento per te

Non andartene via
Neanche solo un istante
Da solo un instante
Morirei senza te





Dal blog Trentatre
Riccardo Cocciante - Riccardo Cocciante
Gomitolo


sabato 21 settembre 2013

I personaggi di Infinite Jest - D.F. Wallace


Per seguire Infinite Jest non ci si può affidare a un unico intreccio. Ma se per voi ciò è
questione vitale, allora ricorrete a una filiera a cui agganciare tante storie da seguire in parallelo con tutta l'attenzione possibile.

Ma questo, non è un aiuto! 

Secondo me il trucco per godersi al meglio questo libro è l'opposto: non aggrapparsi a trame e sotto trame, e farsi guidare dall'espressività dei personaggi e considerare le storie di cui fanno parte il mezzo e non il fine. 

Magari utilizzando un po' di chiavi di lettura alle quali ricorrere ogni qual volta se ne presenterà l'esigenza.

Non volendo tediare nessuno a far la conta di quante ce n'è nel mio mazzo, la faccio breve descrivendone una sola (magari in futuro ne presenterò un altra, chissa'), quella che secondo me è la più bella e funzionale: l'uso del linguaggio dei personaggi. 
Fateci caso,  se ciò è specifico e funzionale alle storie che F.Wallace intende raccontare.

Un esempio pratico lo trovate nel  capitolo a pag. 153 dal titolo 30 Aprile - ANNO DEL PANNOLONE PER ADULTI DEPEND.

Roba trita, gente! Tre personaggi fantastici: C, Povero Tony, il Vostro, vanno in giro a rapinar gente, non senza prima averli pestati bene, bene:
nei personaggi di F. Wallace, il  farsi di droga  è sempre e comunque un bel filo  della nostra filiera a cui agganciarsi.


I personaggi vanno seguiti in apnea, e per imporre a noi lettori di metterci a correre con loro, Foster Wallace si affida allo  "slang" de "il Vostro"( l' "Io" narrante che descrive la storia),  e una punteggiatura quasi inesistente. Una gustosa corsa continua, che  si concludera' solo quando i soldi estorti a chi incontrano per strada, prima fermati e poi pestati, arriveranno a essere nella misura giusta per ottenere da Wo, uno spacciatore cinese, la tanto sospirata dose per farsi.

Il linguaggio più che diretto del personaggio narrante, il ritmo frenetico della corsa di quei tre, la sensazioni di disagio che si avverte quando si realizza ciò che effettivamente gli succede, non fa in tempo ad amareggiarci perché troppo divertiti dall'impianto narrativo adottato da F.Wallace. 

Per rendere l'idea ricorro a una equazione da usare con le giuste proporzioni: Quentin Tarantino sta a Pul Fiction come F.Wallace a questo capitolo.
Tutti e due si affidano alla capacità espressiva dei loro personaggi per far intendere a chi gli segue tutta la loro forza espressiva, e tutti e due gli artisti, nelle loro due opere migliori, ce la fanno, eccome se ce la fanno!



INFINITE JEST - David Foster Fallace
Edizione Einaudi
Pagina 153

lunedì 19 agosto 2013

Come leggere un libro



Quando era un pischello non ero un grafomane come oggi; figuriamoci se poi allora avrei avuto voglia di scrivere su un libro. 



In quel momento con lui avevo un rapporto virginale. Un po' come un ragazzo innamorato della propria ragazza, fino ad adorarla, ne rimanda al più tardi l'atto d'amore per paura di farle male.



Troppo audace questo azzardo? Può darsi. Ma da adolescente, quando giá dalla prime pagine di un libro ne scoprivo i segreti fino a farmi completamente irretire, invece di andare oltre e divorarlo, facevo un passo indietro. Stavo attento a non sforzarne la costola quando ne giravo le pagine, figuriamoci inumidirsi le dita per voltarle! 
Quando poi lo portavo dietro con me nello zaino, lo avvolgevo col massimo zelo in un sacchetto per evitare che si piegasse andando in giro; e se una pagina involontariamente si piegava, il mio umore di colpo cambiava al peggio, maledicendo la mia sbadataggine.

Ne sono una riprova i miei tanti libri di letteratura russa raggruppati insieme nella mia libreria e che in gioventù ho divorato: tutti arciletti, ma al di la' della copertina un po' ingiallita, ahimè  segno inequivocabile del passare del tempo, all'interno sono rimasti tutti quasi intonsi.



Questo periodo virginale è durato fino a quando una decina di anni fa ho deciso di sostenere  un corso di scrittura creativa per alleggerire il mio modo di scrivere, allora troppo analitico a causa del mio lavoro di analista software svolto per tanto tempo.

Il risultato ê stato dirompente. Non solo ho raggiunto il mio obiettivo sul lavoro: i miei scritti non sono più soporiferi, ma addirittura hanno preso vita. Ho preso a scrivere persino racconti e romanzetti. 

È un po' come se quella ragazza di cui si è pazzamente innamorati fino all'adorazione si sia fatta avanti e mi abbia fatto scoprire le gioie dell'amore. E si sa come succede in questi casi: una volta scoperto si vorrebbe poi far sempre.

A me è successa la stessa cosa con lo scrivere. E sui libri è ancora più bello!  Scarabocchiarci sopra; cerchiare le parole chiave; scrivere i commenti accanto; annotarsi appunti dal significato a secondo del colore un po' da tutte le parti con matite, e solo matite ovviamente; usare segni convenzionali
accanto se la frase ti è o meno piaciuta, insomma stropicciarlo un po' sopra, be' è cosa che faccio con gusto  e mi dispiace di aver scoperto tardi questo tipo di approccio.

Di seguito riporto un commento di un paio di scrittori  che la pensa un po' come me, della serie i matti non viaggiano mai da soli. Buona lettura!


Questo testo è stato scritto originariamente da Mortimer Adler nel 1940 e rivisto da Charles Van Doren nel 1972. E appare nel loro bellissimo COME LEGGERE UN LIBRO


"Quando si acquista un libro, si stabilisce un diritto di proprietà su esso.  Si fa coi  in vestiti o mobili quando  si comprano. Ma l'atto di acquisto è in realtà solo il preludio al possesso, nel caso di un libro. La piena proprietà di un libro avviene solo quando ci si scrive sopra.

Perché scrivi su un libro indispensabile per la lettura? In primo luogo, ti tiene sveglio - non solo cosciente, ma completamente sveglio.

In secondo luogo, la lettura  è il pensiero che si esprime in  parole  parlate o scritte. Scrivere, per chi  sa quello che si pensa, ma non si sa esprimerlo se non in questo modo.

In terzo luogo, scrivendo le vostre reazioni in basso ti aiuta a ricordare il pensiero dell'autore.

La lettura di un libro dovrebbe essere una conversazione tra te e l'autore. Presumibilmente egli sa di più sull'argomento di te, se non, probabilmente non dovrebbe essere fastidio con il suo libro. Ma la comprensione è una operazione a due vie; lo studente deve mettere in discussione se stesso e mettere in discussione l'insegnante, una volta che capisce ciò che l'insegnante sta dicendo. Scrivere su un libro è letteralmente l'espressione delle vostre differenze o le convenzioni con l'autore. E 'il più alto rispetto che si può pagare. "



Racconti - Gomitolo

giovedì 4 luglio 2013

LA LAVANDERIA



Vai a capì quello che sta ar Quirinale 
che invece di sta in panciolle
a nun fa niente,

s’è messo a lavà li panni della gente,
 se dice che nun lavi pure male...


se quarcuno ci ha una  macchia che non va:
qualcosa zozza, sporca da lavare  
che so: una riforma anticostituzionale
quello una lavata gliela da…

L’artro giorno c’è andato Slvio  er presidente,
che dopo le condanne  pe' le vacche,

aveva bisogno che gli lavasse le sentenze
che je  togliesse una ad una le sue macchie.


Che voi che fosse: ja fattoer prelavaggio
 e in quattro mosse l'ha tornato novo

bello e pimpante, cor doppio candeggio , 
l’ha tornato  bianco e lustro come un ovo.


Dicono che nun lo vonno licenzià,
il lavatore che sta ar Quirinale…
n’artro mandato forse se lo fa

che in  questa Italia c’è tanto da lavare…


scintille politiche- billa